L'esplorazione di oggi di Chongqing parte da quello che possiamo considerare il centro. In genere quando si parla di Chongqing ci si riferisce alla parte di città che si trova nella penisola di Yuzhong, nel punto in cui i fiumi Jianling Yangtze si incontrano. Il centro vero e proprio è considerato Jiefangbei, ed è lì che stiamo andando.
Dal nostro albergo arriviamo nei pressi di Hongyadong passando questa volta dalla strada che passa sopra, dove si trova l'Art Center, una bellissima struttura tempestata di travi rosse che richiamano in forma moderna e originale l'architettura tradizionale cinese. Incuriositi entriamo: l'ingresso principale è una enorme hall vetrata che introduce al museo, c'è una caffetteria, un piccolo banco informazioni e un negozio dove trovo dei timbri molto belli per il mio quaderno.
Poco più avanti incontriamo diversi grattacieli molto particolari in cui entriamo a vedere l'interno (in tutti gli edifici pubblici è possibile entrare a vedere gli atrii) e arriviamo in Jiefangbei Pedestrian Street, dove si trova la torre dell'orologio che rappresenta il Monumento alla Liberazione di Chongqing. Può sembrare strano che un monumento tanto importante sia alto solo 28 metri, ma bisogna pensare che fino a pochi decenni fa era uno degli edifici più alti della città. Sorge al centro di una piazza in cui convergono quattro strade e la zona è interamente pedonale.
Riassunto delle puntate precedenti. Siamo in Cina da una settimana, dopo aver fatto una toccata e fuga a Pechino siamo andati direttamente in Sichuan, a Chengdu e oggi si parte per Chongqing. È il nostro quarto viaggio in Cina, ma ogni volta resto sorpresa dalla bellezza dei luoghi e dalla capacità di cambiare - in meglio - così velocemente.
Diario di viaggio in Cina 4 agosto 2025
Oggi lasciamo Chengdu ma posso fare le cose con calma: abbiamo il treno in tarda mattinata e io sono sveglia dall'alba. Mentre sorseggio il caffè aggiorno il diario di bordo e controllo l'itinerario, perché ho intenzione di fare i biglietti per le prossime tappe appena arrivo in stazione.
Panico.
I biglietti sono disponibili per tutte le tratte tranne una. Non c'è alcun modo di raggiungerla quel giorno, nemmeno ipotizzando di arrivare in qualche paese limitrofo e poi prendere un taxi. Niente.
Andiamo in stazione, mi fiondo in biglietteria a fare i biglietti per le prossime tratte e modifico l'itinerario al volo: aggiungo due tappe e ne elimino, a malincuore, una.
Appena scendiamo dal treno ci rendiamo conto che a Chongqing la temperatura è allucinante. Non fa caldo, fa caldissimo. Sono talmente stordita che lì per lì non riesco a capire quale linea metro dobbiamo prendere, ma mi riprendo in fretta e arriviamo agevolmente a destinazione. La stazione metro dove scendiamo, Jiaochangkou, è piena di gente seduta per terra nel tunnel che porta all'uscita. Ci metto qualche secondo a capire come mai, poi realizzo: è ora di pranzo, il momento più caldo della giornata, le persone si rintanano ovunque ci sia ombra. Usciamo e vedo subito il palazzo dove ho prenotato la stanza. Chongqing mi fa subito un'ottima impressione, con strade in salita che incrociano vie che sembrano scendere a picco, palazzi dall'aspetto vissuto in contrasto con i grattacieli scintillanti che riflettono il cielo azzurro.
Oggi è domenica, stamattina in giro c'è pochissima gente e dai carretti lungo la strada arriva un buon profumo di ravioli, uova e baozi appena cotti al vapore. Ne approfittiamo per visitare il tempio che si trova a due passi dal nostro albergo, alle spalle di Chunxi road.
Daci Temple
Daci è un santuario buddista composto da diverse sale con i tipici tetti a punta e decorazioni di legno a forma di drago, cortili interni con alberi di ginkgo, lanterne e nastri rossi appesi. Le bouganville creano macchie rosa che spiccano sui colori tipici dei templi, che sono il grigio scuro dei tetti, il marrone scuro delle porte in legno intagliato e il rosso delle colonne.
Passeggiando all'interno del tempio, all'ombra degli alberi, non sembra di essere nel centro di una metropoli. Una piccola oasi silenziosa in cui sonnecchiano i gatti dei monaci, qualche giardiniere e alcune famiglie in visita che si concedono una foto di gruppo vicino alla statua del monaco nel cortile più grande.
Di sera il tempio è completamente illuminato, ma viene chiuso al pubblico verso le 17.30 quindi si può vedere dall'alto da uno dei vicini centri commerciali.
Una sala più piccola attira la nostra attenzione: c'è un gatto sul cuscino per la preghiera. Nel corridoio di fronte ce n'è un altro che sonnecchia sotto un tavolo, su di lui un cartello scritto a mano che dice "si prega di non disturbare il gatto quando dorme". Nei templi i gatti sono venerati almeno quanto le divinità e in generale, in Cina, sono molto amati. Se siete gattari come me avete un motivo in più per visitare Daci Temple.
Chengdu, se non si era capito, è la città dei panda, le loro immagini sono ovunque. È giunto quindi il momento di vederli dal vivo.
La linea metro, manco a dirlo, ha i vagoni a tema panda, e davanti alla fermata (Panda Avenue Station) c'è la navetta a forma di panda che si ferma nei pressi dell'ingresso, in una via con bancarelle che vendono qualsiasi cosa a forma di panda.
Siccome il sole è davvero potente ma l'ombrello proprio non mi piace opto per un sobrio cappello di paglia con un panda incollato sopra. Con sto peluche in testa andiamo quindi ai tornelli (dopo aver fatto il biglietto) e andiamo all'avventura.
Ci svegliamo prestissimo per essere in stazione il prima possibile e riusciamo a prendere il treno delle 7:44. Il paesaggio da Chengdu a Leshan è molto bello e il viaggio dura solo un'ora. Arrivati a Leshan usciamo dalla stazione e per raggiungere il sito del Buddha Gigante bisogna attraversare la strada e andare nella stazione degli autobus dove c'è poca gente in attesa il bus, tenuta in fila da un addetto a cui chiediamo se i biglietti si possono fare a bordo, dato che non vedo biglietterie. Lui ci dice di sì, poi ci fa vedere un QR code, prova a dirci qualcosa, non ci capiamo, sorride e va via.
Arriva il bus turistico, di quelli allestiti come se fossero vecchi trenini, e la gente inizia a spingere (può esserci tantissima gente o quattro gatti, la smania di salire per primi e accalcarsi non se la toglieranno mai a quanto pare). Arriviamo dall'autista, facciamo per pagare ma ci indica in malo modo di scendere. Molto bene. Torniamo dall'omino di prima che continua sorridere mentre ci accompagna da una signorina al banco (farlo prima no?) che ci fa scaricare una app per pagare i trasporti di Leshan. Perso ormai il primo bus saliamo su un altro, non turistico, strapieno di gente, che fa molte fermate e impiega un'ora abbondante per attraversare la città.
Arriviamo quasi al capolinea che ormai a bordo siamo in quattro gatti. C'è un signore che attacca bottone con tutti, chiede da dove veniamo, parla del sito del Buddha, non capisco se è un locale espansivo, un turista entusiasta o una di quelle persone già incontrate in passato che ti si accolla con la scusa di voler fare conversazione e poi ti chiede soldi per farti da guida. Fatto sta che indica alla gente a quale fermata bisogna scendere, e quando arriviamo scendono effettivamente tutti, quindi scendiamo pure noi. La fermata mi lascia perplessa, siamo all'imbocco di un tunnel, in mezzo alla strada e apparentemente nel nulla, non ci sono cartelli, una mezza indicazione, niente. Ormai seguiamo gli altri e mentre penso che invece di seguire un gruppetto di sconosciuti avrei potuto come minimo chiedere all'autista, ci troviamo in una biglietteria, ma non è quella del Buddha Gigante, bensì quella che organizza visite guidate. Tutto torna.
La prima notte è sempre insonne, tanto vale fare colazione in camera e chiudere la valigia che non abbiamo praticamente aperto. Usciamo dall'albergo che è ancora buio, alla reception appoggiamo la chiave sul bancone e andiamo via cercando di non fare rumore: sia la receptionist che la guardia stanno dormendo.
Siamo già in stazione, quindi ci mettiamo cinque minuti a trovare l'ingresso. Metto tutto sul nastro (trolley, zaino e marsupio) e quando faccio per riprenderli imparo una cosa: le bottiglie d'acqua vanno tirate fuori perché le controllano con un aggeggio (non so cosa sia). Questo avviene sempre, anche all'ingresso della metro perché pure lì bisogna passare la borsa sul nastro.
Essendo presto abbiamo il tempo di fare una seconda colazione con un panino e un caffè rovente che ci portiamo sul treno e riusciamo a bere un paio d'ore dopo, giuro.
I treni dell'alta velocità in Cina sono uno spettacolo, le poltrone sono larghe, spaziose, comodissime. Durante il viaggio riesco ad aggiornare l'agenda, a disegnare, fare pranzo, leggere e persino dormire un po'. Il treno va velocissimo ma nel vagone non c'è il minimo movimento, sembra di scivolare sui binari. Procediamo verso sud attraverso lo Hebei, lo Henan (ci fermiamo a Luoyang dove ci sono le bellissime grotte Longmen), e poi verso ovest dove facciamo l'ultima fermata nello Shaanxi (a Xian) per arrivare finalmente a Chengdu, nel Sichuan.