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giovedì 22 luglio 2010Aggiornato il:

El Alamein 2006

Il 2006 è stato un anno indimenticabile, l’anno dei mondiali di calcio in Germania (che abbiamo vinto) e l’anno in cui mio papà è stato male. Un anno come gli altri, in cui l’estate è stata la protagonista prepotente che ha segnato in me una sorta di cambiamento.

E' anche l'anno in cui ho visto per la prima volta il Sahara, di cui ero innamorata da anni senza immaginare quanto sarebbe stata forte l’emozione di realizzare questo sogno.


El Alamein

Da pochissimo aperto al turismo, l’Egitto Mediterraneo ha meravigliose spiagge bianche di sabbia fine e un meraviglioso mare blu. L’impatto lascia senza parole, soprattutto per chi come noi è stato tante volte sul Mar Rosso.

Le persone ci guardano stupiti, incuriositi, ma con una certa indifferenza / diffidenza. Siamo andati in una “caffetteria” con la guida che ci ha accompagnati nella cittadina, ma siamo rimasti nel dehor perché l’interno era affollato. Un sacco di uomini che guardavano qualcosa in tv (a me sembrava tanto una telenovela ma non ne sono sicura). Probabilmente erano in pausa di lavoro, dato che la via era tutta un cantiere di palazzi in costruzione.

El Alamein è nota per le battaglie del 1942: abbiamo visitato il Museo della Guerra, il Sacrario Militare Italiano, il Sacrario Tedesco e il Cimitero del Commonwealth.

El Alamein
La lunga spiaggia di El Alamein


El Alamein
El Alamein


El Alamein
El Alamein - Sacrario Italiano


El Alamein
El Alamein - Sacrario Tedesco


Alessandria

Che città affascinante! Essendo una città universitaria ci sono tantissimi ragazzi e soprattutto ragazze, vestite alla moda col velo in tinta col vestito, portato quasi più come un foulard qualsiasi che come simbolo religioso. Non avevo mai visto niente del genere in Egitto, sono rimasta piacevolmente sorpresa.
In alcuni posti ho notato una somiglianza con Torino, per esempio mentre abbiamo attraversato il mercato col bus mi sembrava di stare in corso Marconi, un palazzo mi ha ricordato la fetta di polenta, e la costruzione in fondo alla strada per un attimo mi è sembrata Porta Nuova.

La biblioteca nuova è spettacolare…di quella vecchia invece quel poco che è rimasto non abbiamo potuto vederlo perché lo stanno restaurando. E’ rimasta la colonna di Pompeo alta 30 metri che da sola fa già una certa impressione. Se si pensa che è l’ultima rimasta delle 400 che circondavano la biblioteca ci si rende conto di quanto potesse essere enorme.

Siamo entrati in una moschea. La zona per le donne consiste in una piccola stanza, con le grate per vedere l’interno (accessibile solo agli uomini) e ascoltare le preghiere. Al di là della grata ho osservato l’interno maestoso della moschea, piena di uomini intenti a fare ogni tipo di attività, dal pregare al leggere, al riposare.

Di sera le strade si illuminano e si riempiono di Egiziani che qui ad Alessandria vengono in vacanza. Ristoranti pieni e un sacco di gente in giro a fare shopping nei negozi aperti fino a notte.

Alessandria (Egitto)
Alessandria - le vie del centro


Alessandria (Egitto)
Alessandria - traffico cittadino


Alessandria (Egitto)
Alessandria - viale alberato


Alessandria (Egitto)
Alessandria - Colonna di Pompeo


Alessandria (Egitto)
Alessandria - il mercato


Alessandria (Egitto)
Alessandria - la biblioteca


Alessandria (Egitto)
Alessandria - il porto


Alessandria (Egitto)
Alessandria - il porto


Oasi di Siwa

Il contatto con il deserto del Sahara è stato il momento più emozionante della vacanza, il motivo per cui siamo andati in questa parte di Egitto ed è tra le esperienze più belle che ho mai vissuto. Quando vedi un posto tante volte in televisione, sui libri, nelle riviste, finisci col credere di conoscerlo, di sapere cosa ti aspetta. Invece quando ti ci trovi tutto prende una forma e una consistenza che non immaginavi, l’emozione e il coinvolgimento fanno la differenza, rendono un’esperienza unica, e nessuna foto sarà mai all’altezza dei sentimenti che si provano nell’esserci stato.

Siamo partiti molto presto la mattina, eravamo solo in 15 più la guida Ashraf, i due autisti e la guardia. Direzione Marsa Mathrou e poi giù per 300 km nel deserto quasi al confine con la Libia.

Unica sosta: una casa beduina nel deserto, il nostro “autogrill” dove abbiamo fatto colazione con i cestini avuti in albergo. Arrivati a Siwa abbiamo conosciuto Mustafa, la guida locale, (un omone dalla risata contagiosa) che ci ha portato a visitare il monte dei morti: una necropoli enorme
con le tombe scavate nella roccia, da cui si gode un panorama mozzafiato.

Siwa
Monte dei morti - Siwa


Ci siamo divisi nelle tre jeep e siamo andati a visitare le rovine dell'oracolo, dove venne predetto il futuro ad Alessandro Magno. Di nuovo sulle jeep alla volta del resort, ma prima una sosta all'occhio di Cleopatra. 

Mustafa tentava di convincermi a fare un tuffo, e nel frattempo si informava sulle mie origini, (quando mi abbronzo divento nera) convinto che fossi africana (magari), così abbiamo deciso:
ho trovato il mio papà egiziano!

Arrivati al resort mi ha fatto fare un giro sul dromedario (non l'avevo mai fatto...com'è alto!) e poi abbiamo pranzato. Ci hanno dato alcune camere per cambiarci e lasciare gli zaini e siamo stati qualche ora a rilassarci nella piscina prima della grande avventura.

Finalmente nel deserto!
Nella nostra jeep l'autista (davvero bravo, un pazzo scatenato!) era incitato dal beduino che era seduto a fianco a noi e che rideva come un matto mentre io strillavo di paura.
Le dune sono altissime, sembra di stare in un film.

Abbiamo sostato in un'oasi di acqua sulfurea in cui ci siamo fatti il bagno a 60°, poi in un'altra d'acqua fredda. Incredibile stare a mollo in un laghetto bordato di piante in mezzo a tanta sabbia, un'esperienza davvero emozionante. Ancora un giro per le dune, mentre il sole comincia a scendere e le ombre si allungano creando dei contrasti di colore meravigliosi.

Siamo tornati al resort per prendere le borse e salutare i nostri compagni di viaggio. Mustafa ci ha salutati abbracciandoci come se ci conoscessimo da sempre, queste persone sono davvero ospitali, io che ho la lacrima facile mi sono davvero commossa. Siamo andati in città per vedere il tramonto dalla fortezza e per fare una passeggiata lì intorno.

Siamo ripartiti col bus, e abbiamo fatto sosta nella stessa casa beduina dell'andata. Era già notte e abbiamo potuto ammirare il cielo stellato del deserto. Mai vista una cosa simile, siamo rimasti senza parole.

Siwa
Siwa - l'occhio di Cleopatra


Siwa
Siwa - oasi d'acqua sulfurea


Siwa
Siwa - partitella con i bambini


Siwa
Siwa al tramonto



Nel 2006 questa era una destinazione appena aperta al turismo, e questo mi ha permesso di conoscere un Egitto nuovo, forse più vero, che mi resterà sempre nel cuore.



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