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Diario di viaggio in Cina
12 agosto 2025
Riassunto delle puntate precedenti. In questo quarto viaggio in Cina stiamo passando da grandi città a zone meno conosciute. In questo momento ci troviamo nei pressi di Shangrao, in un paesino sperduto nello Jiangxi.
Devo dire che ho dormito proprio bene, scendiamo a prendere il caffè e la proprietaria ci preparara la colazione. Questa mattina il cielo è limpido e fa parecchio caldo, il cantiere vicino ha già ripreso gli scavi e tra una chiacchiera e l'altra veniamo informati sullo stato dei lavori. La gente del posto sembra molto contenta dell'ampliamento stradale, convinta che ci saranno imminenti benefici dal punto di vista turistico.
Il marito della proprietaria è Mr Tuttofare. Dalle piccole riparazioni alla spesa, pensa lui a tutto. Oggi ci dovrebbe accompagnare a Wangxian, ma secondo lui è meglio andare nel pomeriggio e stare lì fino a sera. Ok, mi sembra un ottimo consiglio, ma cosa facciamo fino a quel momento?
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| Pengjawa Village |
La proprietaria ci decanta le lodi di una cascata nella valle vicina, ci fa vedere qualche foto, dice che non è lontana e che la passeggiata è piacevole. Prova a spiegarci dove dobbiamo andare ma siccome non ci capiamo ci fa accompagnare dal marito. Attraversiamo il fiume (sui pietroni), passiamo dal cantiere (non ci avesse portati lui non avrei mai individuato la strada) e arriviamo all'inizio di un sentiero. Da lì in poi andiamo da soli, ci fa segno che basta andare sempre dritti. Allora, non posso dire che il posto sia brutto, ma neanche bello. Potremmo essere in qualunque sentiero del mondo, di prettamente cinese non c'è praticamente nulla. La bellezza della natura è rovinata da qualche cartaccia abbandonata nei rovi, segno che questo posto è in effetti un'attrazione turistica frequentata (ma poco preservata). E se questi segni di inciviltà mi sembrano assurdi lungo la strada, quando arriviamo a destinazione resto basita da quel che vedo.
La cascata è in effetti bella, ci hanno costruito anche un piccolo tempio di fianco. L'acqua che sgorga dalla montagna viene raccolta in un piccolo laghetto da cui si diramano piccoli corsi d'acqua che scorrono sui sassi e lungo il sentiero appena percorso. Col caldo che fa ho l'istinto di mettere almeno i piedi nell'acqua, c'è anche una piccola spiaggetta. Peccato che ci sia una quantità di pattumiera che rende questo luogo più simile ad una discarica piuttosto che ad un'oasi. Che peccato.
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| La cascata sarebbe in effetti molto bella, se non fosse invasa dai rifiuti (che ho evitato di fotografare per non deprimermi ulteriormente) |
Torniamo indietro e pensiamo che sia una buona idea andare a fare un giro nel paesino limitrofo, dove troviamo molti ristoranti, un supermercato, qualche viuzza deserta e davvero pochissima gente in giro. In un Paese come la Cina, dove siamo abituati a convivere con folle immani, traffico e caos, capitare in un posto come questo mi dà un senso di spaesamento. Ad accrescere la sensazione di abbandono, mentre siamo in attesa sulla strada principale dove non passa un'anima, ci si mette pure il taxi che sembra non arrivare mai.
Torniamo indietro e ci consoliamo con un pranzo buonissimo nel ristorante vicino all'albergo. Il locale è pieno, ma troviamo un posticino per due nel tavolo che condividiamo con la figlia dei ristoratori. Mentre la bambina continua a disegnare come se nulla fosse, noi ordiniamo come al solito troppa roba.
Nel primo pomeriggio, quasi a toglierci dall'imbarazzo di non avere niente da fare arriva un bel temporale che rinfresca un po' l'aria. Osservo la pioggia da questa camera stupenda dove ci sono più vetrate che pareti e riempio il mio diario di bordo di annotazioni, pensieri e disegni.
Smette di piovere proprio quando è ora di uscire, finalmente andiamo a Wangxian Valley. Mr Tuttofare ci accompagna nel piazzale da cui partono le navette gratuite per la valle. Il viaggio non dura più di un quarto d'ora, e dopo diversi tornanti (in salita) e un paesaggio mozzafiato arriviamo nel parcheggio degli autobus. Da lì bisogna camminare un po' per arrivare alla biglietteria, ma in lontananza si vedono già le strutture in legno sulla roccia, ed è una visione incredibile.
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| Wangxian Valley |
La valle di Wangxian è una ex cava abbandonata con canyon frastagliati, imponenti vette, rocce, burroni, torrenti e cascate che è stata trasformata in un villaggio fatato. Le strutture, alcune originali e altre ricostruite, sono arroccate sui ripidi pendii e collegate tra loro da scalinate che formano una specie di zig-zag. Man mano che si sale, inoltrandosi in questo incantevole labirinto, ci si immerge in un paesaggio che toglie davvero il fiato. Il torrente scorre con una forza prorompente, e la cascata (questa sì, che è spettacolare) cade con una potenza tale che nella valle si crea una nebbiolina suggestiva.
Un sentiero porta all'ingresso di un tempio, e poco dopo si apre una piccola piazza da cui si diramano i vicoli pieni di negozietti e street food. Nel versante adiacente, sul cucuzzolo di una roccia, si erge un altro tempio che non credo sia raggiungibile (per lo meno, io non ho trovato la strada, né indicazioni su come arrivarci). Verso sera le luci completano la magia, il canyon si illumina e viene acceso il falò.
Ne è valsa la pena? Assolutamente sì! Prima di partire ho trovato pochissime indicazioni su questo posto, e le poche che ho scovato lo descrivevano come un luogo bellissimo ma assolutamente finto. Io credo che riuscire a prendere una miniera abbandonata e farla diventare una meraviglia del genere sia davvero pazzesco. Di certo se non siete mai stati in Cina sarebbe una follia togliere tempo alle destinazioni più importanti per venire fino a qui.
In tutto ci siamo stati circa cinque ore, ed è stato perfetto arrivare poco prima del tramonto, perché in effetti col buio è molto più suggestivo, ma questo è un posto in cui ci si può trascorrere tranquillamente tutta la giornata.
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| Wangxian Valley |
Per gli amanti del genere, segnalo che ci sono una marea di timbri nei vari negozi, ma nella valle i negozianti hanno fiutato il business e bisogna acquistare un quaderno per potersi portare a casa il souvenir. Sullo street food invece non mi pronuncio, i prezzi sono esagerati e ho rinunciato persino alla birretta serale, che costava davvero una follia.
Per uscire bisogna seguire il percorso al contrario passando dall'altra parte del canyon. Col buio pesto il paesaggio è ancora più suggestivo, ma la sera c'è molta più gente si va avanti a rilento. Arriviamo nel piazzale giusto in tempo, la navetta sta per partire, e quando arriviamo giù, per una fortunata coincidenza, troviamo Mr Tuttofare lungo la strada che ci dà un passaggio fino a casa.
Concludiamo la giornata con una cena a base di spiedini nel chiosco dall'altra parte del fiume, e iniziamo a chiudere le valigie: domani si parte per l'ultima tappa di questo viaggio.
- continua -









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